Pubblicato il 06/05/2020 da Sonia La Farina

Coronavirus e asili dimenticati. Quale futuro per maestre e bambini?

Nei giorni scorsi ci siamo occupati di diversi settori che più stanno subendo la crisi economica derivata dall’emergenza Coronavirus.

Nel nostro spazio “Voce ai lettori” abbiamo, infatti, accolto le segnalazioni di barbieri e parrucchieri. E anche di dj, intrattenitori e animatori.

Adesso è la volta di un’altra categoria.

E per questo tipo di attività ho scelto di dedicare l’editoriale di maggio.

Si tratta degli asili, nido e materna.

Ho scelto, infatti, di intervistare la direttrice di una struttura che lavora con i bambini per dare risalto alle problematiche che riguardano sia le lavoratrici che i più piccoli.

Perché vi siete chiesti quanto questo isolamento stia influendo sui bambini?

Quindi questo è un editoriale doppio.

È dedicato alle maestre, alle donne che lavorano presso gli asili. Asili che sicuramente saranno tra gli ultimi a ripartire.

Ed è dedicato anche ai piccoli. Ai bambini, ai nostri figli.

Ecco quindi l’intervista con Ketty Buonuomo, direttrice, insieme ad Antonella Ferlito del “Tiska Tuska Topolino di Ketty e Antonella”.

Buona lettura:

Ketty, come e quando nasce la vostra attività?

«La nostra attività nasce a ottobre del 2013 dopo tanti progetti e sacrifici. Grazie anche all’aiuto di un prestito che ci siamo addossate e che ancor oggi paghiamo. Io e la mia socia abbiamo così aperto una ludoteca. Che in pochi anni si è consolidata ed è cresciuta tanto da costringerci a cambiare sede e trovarne una di dimensioni più grandi. Per poter far fronte a tutte le nuove richieste di iscrizioni.  Così il nuovo “Tiska Tuska Topolino di Ketty e Antonella” si è spostato a Mascalucia, in via Pulei. Conta 5 insegnanti. Ed è diventato un micro-nido iscritto all’albo regionale e una scuola materna, prossimamente, paritaria».

Con l’emergenza Coronavirus, asili e scuole sono state le prime strutture a chiudere. Esattamente da quando siete chiusi e come avete vissuto il periodo iniziale?

«Purtroppo sì. Siamo stati i primi a sospendere il servizio. Addirittura, a Mascalucia, abbiamo chiuso il 4 Marzo per ordinanza del Sindaco. In quanto si doveva mettere in atto la sanificazione degli uffici pubblici e privati».

L’emergenza Coronavirus si è protratta e gli asili sono rimasti chiusi. Ad oggi rimangono chiusi. Come state vivendo questi mesi?

«All’inizio sembrava tutto inverosimile. Sembrava di essere stati catapultati all’interno di un set cinematografico dove si stava girando un film su eventi catastrofici. Qualcuno più positivo o ingenuo, credeva che si sarebbe risolto tutto nel giro di qualche giorno. Io ho intuito subito che non sarebbe stato un problema da sottovalutare. E viste le notizie provenienti dalla Cina, ho previsto, almeno in parte, quello che è realmente accaduto».

Lei, la sua socia e le vostre dipendenti state ricevendo i sussidi economici?

«Questa è una nota molto dolente! Siamo tutti in cassa integrazione. Ma di fatto non l’abbiamo mai ricevuta. E non solo… l’attività continua a maturare debiti delle spese vive che ci ritroviamo ad affrontare mensilmente come: affitto, utenze, tasse, f24, ecc. Noi non siamo stati aiutati con nessun sussidio. E non c’è allo stato attuale ancora nessun decreto nello specifico».

Nonostante la crisi, state continuando a svolgere il vostro lavoro online. In che modo?

«Certamente. Anche se con le prevedibili difficoltà, continuiamo a video-chiamare i nostri bambini. Abbiamo formato dei gruppetti che si incontrano con relativa insegnante e seguono una lezione on-line. Che si può concretizzare nella realizzazione di un lavoretto, nel raccontare una fiaba, oppure nello svolgere un gioco tutti insieme. È molto significativo il coinvolgimento delle mamme che vedono in noi un punto di riferimento. E spesso ci chiamano per chiederci consigli su come affrontare questo momento così delicato che spero non avrà  importanti conseguenze».

Appunto, questa situazione quanto sta influendo e influirà psicologicamente nei bambini?

«Penso che molto dipenderà dalle famiglie e dalle spiegazioni che daranno i genitori ai loro figli.

Sicuramente influirà il carattere del bambino. L’isolamento non è produttivo per nessuno. A maggior ragione se si tratta di bambini con difficoltà relazionali o con affezioni patologiche.

Mi auguro che i genitori abbiano il buon senso di non trasmettere ansia e disagi ai loro figli. E che riescano a trasformare questo momento in un’opportunità. Per stare insieme riuniti in famiglia e riscoprire quanto sia meraviglioso occuparsi della loro crescita».

In particolare, i bambini che frequentavano il terzo anno di materna e che lo hanno visto interrompere all’improvviso come potranno iniziare la scuola primaria?

«Dal punto di vista didattico non sono preoccupata. I miei alunni hanno cominciato già l’anno scorso il pregrafismo. E quest’anno la pre-scrittura e stanno completando il programma attraverso smartworking».

La fase 2 non vede la riapertura di asili. Come pensa di affrontare i prossimi mesi?

«Io spero che al più presto si cominci seriamente a parlare della nostra categoria. Svolgiamo un lavoro troppo importante per il sociale. E non voglio pensare che il nostro Governo ci lascerà chiudere le nostre attività e si dimenticherà dei bambini. Che sono coloro che soffriranno maggiormente. Noi abbiamo urgente necessità di sapere se avremo un aiuto. Perché non sarà facile ricominciare indebitati e con lo scetticismo della gente che sarà restia a far uscire il proprio bambino dalla sicurezza che abbiamo trovato nelle nostre dimore».

Come faranno i genitori che tornano a lavoro senza il supporto degli asili?

«Questa è una domanda alla quale non le so rispondere. Non potranno portarli dai nonni e quindi dovranno affidarli ad una babysitter. Che ovviamente non può essere un sostituto all’insegnante. E continueranno a perdere momenti e stimoli preziosi di crescita personale e condivisa».

Quando riapriranno asili e scuole come pensa di organizzarsi? In che modo i bambini riusciranno a stare in sicurezza?

«Ai bambini piccoli non si può chiedere di mantenere un distanziamento sociale e nemmeno munirli di mascherina e guanti. Penso che dovremmo cominciare a proiettarci a modelli di asili come quello dei Forrest Kindergarten danesi. Dare più spazio ai concetti naturalistici e provare a fare sempre più attività rivolte all’esterno. Così da non chiudere i bambini in classi sempre chiuse dove è impossibile evitare che circolino virus e batteri».