Messa dell’Aurora: l’omelia dell’arcivescovo Salvatore Gristina.

Sono in migliaia i fedeli dentro e fuori la Cattedrale. Dalle prime luci del mattino alcuni. Dalla notte tanti. Tutto questo per dare il primo abbraccio alla nostra Patrona. Sant’Agata.Sì perché Agata è tornata tra noi. E tutto inizia con la Messa dell’Aurora.

Ecco le parole dell’omelia:

«Fratelli e Sorelle nel Signore,
1. Le affermazioni di San Paolo che abbiamo oggi ascoltato nella prima lettura (1Cor 1, 26-31) e quelle di Gesù riportate nella pagina di Luca (9, 23-26), caratterizzano questa Celebrazione Eucaristica cui stiamo partecipando così numerosi e devoti: noi presenti qui in Cattedrale e voi collegati tramite i diversi mezzi di comunicazione.

Questa celebrazione, oltre ad essere il dono che sempre possiamo ricevere dal Padre, è conosciuta e definita nel Programma dei festeggiamenti come “Messa dell’Aurora”, cioè di apertura delle due più intense giornate di grande festa e devozione nei riguardi della Concittadina e Patrona, la vergine e martire Agata.

Partecipare a questa Messa dell’Aurora ci deve spingere, allora, non solo ad essere gioiosi ed orgogliosi per quanto la nostra Città sta per vivere, ma, soprattutto e in primo luogo, ci deve indurre ad imitare Agata nell’accogliere e nel mettere in pratica la Parola che abbiamo ascoltato.

2. Anche Agata ascoltò quanto Paolo affermava circa la condizione sociale delle persone alla quali egli annunciava il Vangelo: non c’erano molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili nella comunità di Corinto.

Al contrario lei, secondo la tradizione, apparteneva ad una classe sociale agiata e quindi culturalmente elevata, ricca ed influente. Tuttavia, Ella non si chiuse in se stessa, ma si aprì alla chiamata del Signore ed accolse il modo con cui Dio si manifestò in Cristo Gesù Crocifisso, Risorto e perciò sapienza, giustizia, santificazione e redenzione per noi.

Agata testimoniò coraggiosamente questo stile cristiano e comprese che tutti coloro che credono, stolti o saggi, ricchi o poveri “sono in Cristo Gesù”, cioè grazie a Lui partecipano della salvezza che va oltre la semplice scala dei valori umani. Questa comprensione costituisce la luce e la rivelazione che ogni cristiano deve invocare dal Signore, come certamente fece ed ottenne la nostra Patrona.

La vita, infatti, è tutto un contrappunto tra la sapienza dell’uomo e la sapienza di Dio, la potenza dell’uomo e la potenza di Dio, il valere dell’uomo e il valere di Dio. Vivere cristianamente significa sovvertire quei criteri negativi che spesso noi abbiamo, quelle ragioni che noi frequentemente usiamo per realizzarci e che invece di realizzarci in realtà ci logorano e persino ci distruggono.

Ecco perché noi guardiamo oggi ancora ad Agata, ecco perché siamo venuti ad incontrarla stamane appena uscita dalla sua “cammaredda”: perché Lei non si è fatta distruggere dai falsi criteri mondani, capaci solo di assicurare un benessere temporaneo e mai la gioia vera, ma ha scelto di essere in Cristo Gesù.

Al riguardo, è molto eloquente una pagina della sua Passione: Quinziano, ad un certo punto, le chiese “di che condizione sei tu? La beata Agata rispose: Non solo sono nata libera, ma di nobile famiglia … Il console Quinziano disse: e se attesti di essere libera e nobile, perché mostri di vivere e vestire da schiava? Sant’Agata disse: Perché sono serva di Cristo, per questo mostro di essere schiava. Quinziano disse: Ma se sei veramente libera e nobile, perché volerti fare schiava?

S. Agata disse: la massima libertà e nobiltà sta qui: nel dimostrare di essere servi di Cristo”. Agata si gloriava di essere serva di Cristo, dimostrandoci come non abbiamo titoli e motivi per vantarci di fronte a Dio. Se vogliamo vantarci, facciamolo solo nel Signore, cioè riconoscendo che tutto è grazia ricevuta, dono di Lui, grazia e dono che noi dobbiamo far fruttificare per la Sua gloria e per il servizio verso il prossimo.

3. Agata ragionava e si comportava da fervente cristiana proprio perché liberamente volle camminare dietro Gesù. E’ stata vera discepola, ha messo Gesù al primo posto e l’ha seguito prendendo ogni giorno la sua croce. Non possiamo negare, fratelli e sorelle, che le parole di Gesù ci scuotono. Noi non pensiamo in questo modo, impegnati come siamo spesso a gareggiare, più o meno pesantemente, per far prevalere il nostro punto di vista ed i nostri interessi.

L’atteggiamento contrario non consiste nel praticare un generico buonismo o qualunquismo: Agata non fu qualunquista; fu, invece, donna buona ma coraggiosa e decisa nell’esigere rispetto per la sua dignità. Per questo redarguì fortemente Quinziano che le faceva torturare la mammella, apostrofandolo: “Empio, crudele e disumano tiranno, non ti vergogni di strappare in una donna ciò che tu stesso succhiasti nella madre tua?”.

La mitezza e la cura delle buone relazioni umane non escludono il giusto sdegno contro ogni violenza e in difesa della dignità e dei diritti dei deboli, dei poveri, dei minori indifesi. Noi possiamo dirci veri devoti di Sant’Agata se abbiamo cura di quanti soffrono e vivono la preoccupazione, la fatica e le problematiche che la vita comporta.

Agata in questo seppe imitare Gesù, mite e umile di cuore, ma deciso nell’agire per purificare il Tempio materiale segno della presenza di Dio, e, soprattutto, nel difendere e promuovere ogni persona piagata nel corpo e nello spirito in quanto vera dimora umana di Dio.

4. Anche noi siamo invitati a camminare dietro a Gesù. Non lasciamoci scoraggiare né da difficoltà esterne e nemmeno dalla consapevolezza delle nostre fragilità. Sant’Agata ci rivolge l’invito ad aprire continuamente le porte a Cristo.

Dopo aver aperto il nostro cuore alla Sua Parola, abbiamo la possibilità, con la comunione eucaristica, di accoglierLo in noi, di spalancarGli le porte della nostra esistenza quotidiana. Egli come buon pastore, ci guiderà anche se andiamo per una valle oscura e noi, come Agata, potremo accorgerci che Egli è sempre con noi per superare la prova.

Per questo, o Santa nostra Patrona, noi confidiamo nella tua intercessione. Ottienici il dono della fedeltà al Signore e del coraggio nella testimonianza a Gesù Cristo. Ti imiteremo e saremo veramente buoni, saremo una benedizione nel nostro territorio perché cittadini operosi nel bene e tuoi veri devoti. Così sia per tutti noi».

Salvatore Gristina