Marika Russo: «mio padre ha accoltellato Laura. Poi ha iniziato con me…».

Per questa intervista, nella mia premessa, partirò dalla fine. Perché dopo aver concluso le domande, ho detto a Giovanna Zizzo: “Complimenti. Hai una figlia splendida”.Sì perché Marika Russo è una ragazza bellissima. Oltre che fisicamente anche interiormente.

È dolce, intelligente, matura. Forte e timida allo stesso tempo. Ospitale come la sua mamma. Come Giovanna.

Entrambe mi hanno, infatti, aperto la porta di casa. E non solo quella. Mi hanno aperto la porta dei loro cuori.

Giovanna Zizzo già da tempo. Quando varie volte l’ho intervistata per parlare dell’omicidio di sua figlia Laura. Laura Russo, uccisa dal padre il 22 agosto 2014 a San Giovanni La Punta, Catania.

Marika adesso. Perché Marika Russo per anni non ha mai parlato con noi giornalisti. Ha iniziato a farlo in questi ultimi mesi. E io sono la seconda che parla con lei.

Perciò è con grande emozione, immenso rispetto e tanto affetto che vi presento questa intervista.

Perché quella notte/mattina, in quella casa, in quella stanza, oltre alla piccola Laura, c’era anche lei.

Marika Russo.

Marika, grazie infinite per aver accettato la mia intervista. Se te la senti, partiamo proprio da quella sera. Quando tu, Laura e tuoi fratelli avete trascorso la serata con vostro padre. Com’è andata quella serata e cos’è successo poi quella mattina?

«Lui è venuto a prenderci a casa di mia zia. A San Giovanni La Punta. Ha portato me e Laura a fare la spesa, comprandoci qualsiasi cosa volessimo. Cosa che mai aveva fatto. Siamo tornati a casa e lui ha voluto che tutti e 5, io, Laura, Andrea, Emanuele e lui, andassimo a mangiare un panino. È stata una cosa piacevole.

Poi, io, Laura e lui siamo andati alla villa a vedere uno spettacolo. Ricordo che ci siamo seduti su una panchina e ci ha chiesto di fare una foto tutti e 3. Si è messo in mezzo e abbiamo scattato due foto. Prima una che ci ritraeva in viso e poi una mentre noi figlie gli davamo un bacio. Le ho, pure, pubblicate su Facebook. Proprio perché lui me l’ha chiesto. E mi ha chiesto, inoltre, di scrivere “con il mio papy e la mia sorellina”.

Siamo tornati a casa. Erano le 22 e abbiamo guardato un film horror per ridere insieme. E prima di addormentarci, abbiamo giocato a farci il solletico. Una cosa strana che ha fatto quella sera è stata di chiederci di dormire con lui nel letto grande. Non lo aveva mai fatto. E ci siamo addormentati.

Ricordo che mi sono svegliata con un urlo di Laura. Ho visto lui sopra il letto in ginocchio con i coltelli in mano. Ho visto che stava colpendo Laura. E allora istintivamente ho tirato Laura. E lui ha iniziato a colpire me.

Io gli urlavo, gli dicevo “papà ma che stai facendo? fermati papà”. Ma lui era un robot. Io lo paragono ad un robot. Non parlava, non diceva nulla, non si fermava. Aveva la bocca stretta stretta e gli occhi neri. Con le mie urla ho svegliato Andrea che ci ha raggiunti. Io sono scesa dal letto e sono corsa fuori dalla porta. Ma lui mi ha preso per i capelli, mi ha bloccato e mi ha dato due colpi dietro la schiena. Poi Andrea è riuscito a bloccarlo. E io sono uscita dalla porta.

Non sapevo cosa fare. Chiedevo aiuto. Sono arrivati i miei zii. Ricordo soltanto che i miei zii mi hanno preso. Che ad un certo punto sono arrivati i soccorsi e mi hanno portato all’ospedale. Mi ricordo l’arrivo in ospedale. I medici. E poi il buio totale.

Scoprirò dopo, infatti, che avevo un’emorragia interna. Da qui in poi ricordo tutto a chiazze. Ho sognato tante cose brutte mentre ero in coma. E molti sogni ancora li ricordo. Sono tutti legati alla scena che avevo vissuto. Ricordo coltelli e sangue.

Sono stata 3 giorni in coma. Ho ricominciato a capire quando ho visto mia mamma che mi ha preso. Ricordo che mi ha pettinata, ma io non riuscivo nemmeno a stare dritta. In quei giorni non mangiavo. Nemmeno i kinder che sono la cosa che adoro di più (sorride). Sono stati giorni difficili».

Non ti hanno detto subito che tua sorella Laura, purtroppo, era morta. Come ti hanno dato questa terribile notizia?

«All’inizio mi hanno detto che Laura era in coma. Che era in un altro ospedale e che stava in una situazione peggiore della mia. Io aspettavo sempre notizie sue. Ma poi il dottore, con mia mamma accanto, mi ha detto che era morta. Io ho iniziato a urlare. E ho detto a mia mamma che doveva pensare a mia sorella, al funerale. Perché pensavo fosse morta da poco. I dottori, quindi, hanno capito che dovevano dirmi la verità. E cioè che Laura era morta molto tempo prima. Mentre io ero in coma.

Appena mi hanno detto la verità, in quel momento, mi è tornato tutto alla mente. Io sapevo, infatti, di aver avuto un incidente. Mi avevano detto così, per non dirmi subito cosa realmente era successo. Ma quando mi hanno detto la verità e che Laura era morta il giorno stesso, io ho ricordato tutto.

Ed è subentrata la consapevolezza. E lì è stato difficile. Molto difficile. Io non riuscivo più a dormire. Avevo paura di tutto e di tutti. Immaginavo persone cattive che mi facevano del male.

Mi hanno trasferita in psichiatria infantile, in un altro ospedale. Ma prima di lasciare la terapia intensiva attraverso una finestra ho visto una sagoma. Era l’immagine di mia sorella che mi salutava. Da allora sono stata nel reparto di psichiatria infantile. E lì, piano piano, mi sono ripresa».

Marika, tu hai perso 3 litri di sangue. Sapevi che per te, sono arrivate 120 persone per donarti il sangue?

«Sapevo fossero tante. Ma non così tante (sorride). Tempo fa una ragazza mi ha contattato su Facebook. Lei abita in Egitto. E mi ha detto che è stata una di quelle persone che ha donato il sangue per me.

Questa cosa mi ha toccato. Questo, oggi, mi fa credere che nel mondo c’è ancora del buono».

Com’è stato riprendere la tua vita?

«Molto difficile. Una cosa che ho pensato è stata: “ora che devo andare al primo superiore, che già di per sé è una cosa nuova, come farò?” Non volevo essere etichettata come quella “accoltellata dal padre”. Quella a cui il padre ha ucciso la sorellina.

Ma già il primo giorno sono voluta andare a scuola. Perché, appunto, non volevo essere diversa dagli altri. Già sapevo dentro di me di non essere come gli altri. Ma volevo dimostrare che io ero Marika, al di là di quello che mi era successo. Volevo semplicemente essere una ragazza normale. I miei compagni mi hanno messo a mio agio. E piano piano ce l’ho fatta».

Con Laura avevate un rapporto speciale. Che ricordi hai di tua sorella?

«Laura era l’altra me stessa. Eravamo una cosa sola. Non era solo mia sorella. Eravamo l’una la spalla dell’altra. Durante la notte qualsiasi cosa accadeva all’altra ci svegliavamo entrambe. (sorride).

Una cosa che non mi dimenticherò mai, è la sera quando mi sono formata. Io l’ho detto prima a mia sorella e dopo a mia mamma. Anche se lei era più piccolina. Si è premurata così tanto per me.

Qualsiasi cosa dovevamo fare la facevamo insieme. Durante l’estate, il pomeriggio andavamo a fare le passeggiate con la bici. Io ero più veloce e lei più lenta. Ci divertivamo tantissimo insieme.

Laura era tutto per me. Oggi la mancanza è anche questa. Nei momenti in cui sto male, lei non c’è. Ho la consapevolezza che nei momenti più importanti della mia vita ci sarà sempre qualcosa che mi mancherà.

Manca tutto di lei. Mi manca la sua risata. Manca quello che lei era per me. E lei per me era tutto».

Marika, invece, con lui che rapporto avevi?

«Io forse ero la più legata. Era il mio eroe. Anche se di eroe non aveva tanto. Ma io avevo un bel rapporto con lui. Nell’ultimo periodo, quando non andava d’accordo con la mamma perché avevamo scoperto che lui la tradiva, ho provato molta delusione nei suoi confronti. Perché non me lo aspettavo da lui. Ma poi, anzi, piano piano, mi sono avvicinata a lui. Ho cercato di aiutarlo. E lui si è legato molto a me».

Cosa provi oggi per lui?

«Quando l’ho rivisto la prima volta ero atterrita. Lui sembrava non provasse alcun sentimento. Mi fissava. Aveva un sguardo cattivo. È successo dopo 3 anni. L’ho voluto vedere ad un’udienza. Volevo affrontare il suo sguardo.

Ma nonostante io fossi lì e tutti ci aspettavamo un suo pentimento, lui non ha fatto niente.

Oggi lui manda sempre lettere. Soprattutto per le feste, le ricorrenze, i compleanni. La prima lettera l’ha scritta dopo la prima volta che c’eravamo visti. Ma anche in questo caso non mi ha chiesto scusa. Lui non mi ha mai chiesto scusa.

I primi tempi, quando leggevo queste lettere ci stavo davvero male. Mi chiamava “principessa”. E per me era brutto. Oggi non mi fa più alcun effetto. Oggi lui mi fa tenerezza, mi fa pena. Tempo fa mi ha mandato addirittura un “Rosario”. Io non ho mai risposto. Non ho avuto più contatti».

Quando ho intervistato tua mamma Giovanna, mi ha colpito una frase che tu le hai detto: “mamma lasciami vivere, perché io so cosa significa morire”.

«Io oggi voglio vivere. Devo vivere perché sono rinata. Dopo quello che ho passato, ho capito cosa significa morire. Non solo fisicamente ma interiormente».

Infatti, com’è la vita di Marika Russo oggi?

«La mia vita oggi non è male. Cerco di renderla il più leggera possibile. Vivo cercando di far vedere agli altri e di convincere anche me stessa che sto bene. Ma in realtà io non sto per niente bene.

Cerco di colmare un vuoto immenso che ho dentro. Un vuoto che mi rendo conto che è incolmabile. Devo ancora capire chi sono veramente. E cosa voglio fare.

Ho finito la scuola e il 20 febbraio inizio il servizio civile. Alla Fratres di Valverde. In attesa di sapere cosa fare della mia vita. Ho scelto la Fratres perché per me, dopo quello che ho vissuto, donare il sangue è importantissimo. E poi la Fratres è sempre stata presente.

Sono fidanzata da un anno e quasi 3 mesi (sorride). Lui è una persona buona, che mi sa prendere. È colui che mi sta dando una mano in tutto.

E poi c’è la mia famiglia. Mia mamma. I miei fratelli che sono i miei pilastri. Sono diventati gli uomini della mia vita. Certo sono un po’ iperprotettivi. Soprattutto Andrea che ha solo qualche anno più di me. Sul cuore portano un peso enorme. Che è quello di non essere riusciti a salvare Laura».

Marika, cos’è per te l’amore?

«L’amore sono tante cose messe insieme. Non è solo quello tra uomo e donna. È anche quello della famiglia. È un sentimento così grande e così bello che non può farti stare male. Non deve farti stare male. Deve aggiungere alla tua vita quel pizzico di felicità in più. Non deve toglierti qualcosa e sicuramente non deve farti del male. È semplicemente la felicità. Quello che uccide non è amore».

sonialafarinanews.it ringrazia infinitamente Marika Russo per questa tua testimonianza all’interno della rubrica DONNE.