Patrizia Somma e lo yoga. “Lo yoga è l’arresto delle fluttuazioni della mente”. (Dal sanscrito “yogas città vrtti nirodhah”).

Per questo redazionale ho deciso di occuparmi di una disciplina che sicuramente conosciamo tutti: lo yoga.Per molti lo yoga è una delle tante attività che si trovano nelle palestre e in altre strutture. Una sorta di posturale o qualcosa simile al pilates.

Spesso si pratica lo yoga in modo superficiale. Per problemi alla colonna vertebrale o per combattere lo stress. O ancora, per moda o per sentito dire.

Ma lo yoga non è solo questo e spesso viene minimizzato e anche frainteso.
Ed io stessa, da ignorante in materia, l’ho capito con questo redazionale.

Grazie ad un’intervista a cuore aperto con un’insegnante di yoga. Una donna che ha fatto del suo lavoro una passione. Patrizia Somma.

Ma partiamo dall’inizio. Scoprendo com’è nata la passione per lo yoga in Patrizia. E capendo poi così cos’è realmente lo yoga.

«Ho conosciuto lo yoga tanti anni fa. Esattamente all’età di 18 anni. E da allora ho incominciato ad attrezzarmi per poterlo conoscere in profondità. Ho seguito così vari insegnamenti, fino a quando, un giorno, sono approdata in una scuola altamente qualificata. La Federazione Mediterranea Yoga.

E lì, ho avuto la possibilità di avere per maestri i più grandi del mondo dello yoga. Tra cui Antonio Nuzzo, Wanda Vanni e Willy Van Lysebeth. Quest’ultimo il figlio di Andrè Van Lysebeth. Colui che fu il pioniere dello yoga, trasmettendolo in Occidente a partire dagli anni ’60.

Ultimamente ho conseguito, inoltre, un secondo diploma presso la Garuda University. Ma in realtà, colui che è stato e che rimane ancora per me un punto di riferimento è Antonio Nuzzo.

Dopo più di dieci anni di insegnamento non finisco mai di scoprire i tanti benefici di questa meravigliosa disciplina olistica. In quanto un vero insegnante deve sempre rimanere il primo allievo. Un vero praticante, a prescindere se sia un avanzato o un principiante, deve possedere e mantenere tre qualità fondamentali: umiltà, serietà e gratitudine».

Ecco, appunto. Ci siamo mai chiesti cosa sia davvero lo yoga? Questa disciplina millenaria ma attualissima nel 2020? Siamo mai andati oltre alla mera forma di moda e di apparenza che a tratti avvolge questa disciplina?

«Sì. Purtroppo non tutti afferrano la vera essenza dello yoga. In questi ultimi decenni stiamo assistendo ad una vera e propria occidentalizzazione dello yoga. Ossia inteso come mera “tecnica” di guarigione. O ancora, per rimanere in forma. Puntando l’attenzione solo ed esclusivamente sul corpo fisico.

Ma se andiamo a leggere gli Yoga Sutra di Patanjali (un testo basilare per la comprensione dell’argomento), scopriremo altri aspetti ed altri valori. Basta capire che su 196 sutra, solo 3 parlano del corpo. E ciò la dice lunga.

Oggi vi è un’alterazione dello yoga. L’odierno occidentale preferisce soffermarsi solo sul terzo degli 8 anga (membra) dello yoga. Ossia quello degli asana (posture del corpo). Concentrandosi solo sul corpo, stiamo assistendo, così, ad una esaltazione dell’ego. A dispetto di tutti gli contenuti del nostro essere.

L’odierna quotidianità ci impone ritmi estenuanti. Ormai siamo costretti a correre e a vivere in una continua frenesia. Perdendo la necessità e il salutare bisogno di poter vivere nel qui et ora. Imparando ad assaporare ogni attimo della nostra esistenza.

In questo lo yoga ci viene incontro. Aiutandoci a rallentare i nostri ritmi per poter sviluppare la capacità dell’ascolto e dell’osservazione. Un nuovo “modus vivendi”!

Una buona pratica, quindi, va a toccare tutti gli aspetti del nostro essere. In tal modo, chi si mette su un tappetino, nel proprio “spazio”, non ha come priorità lo scioglimento delle articolazioni o la tonificazione della struttura muscolare.

Ma, partendo dall’ascolto del respiro, si pone nella posizione del ricercatore. E non sempre siamo consapevoli su dove e a cosa ci porterà tale ricerca.

Praticare significa avere il coraggio di ritrovarci. Rivalutarci e di confrontarci con noi stessi e con gli altri. Avere la voglia ed il coraggio di domandarci con sincerità: “Chi sono realmente? Cosa desidero? Qual è il senso della mia vita?”.

Purtroppo, nella società odierna siamo abituati ad indossare le maschere. E la verità che abita in noi, spesso siamo noi stessi ad ignorarla.

Con lo yoga avviamo un processo d’interiorizzazione. Il quale ci dà l’occasione e l’opportunità di scoprire e riconoscere l’energia vitale che scorre all’interno del nostro essere. Senza finzioni o false credenze. Dandoci la chiara e netta sensazione che in realtà nulla è scontato e niente ci è dovuto.

In tal senso lo yoga rappresenta una grossa sfida. E non tutti sono disposti ad accettarla».

Come ho scritto all’inizio, infatti, lo yoga è l’arresto delle fluttuazioni della mente (Patanjali).

«Certo! Perché con una pratica corretta riusciremo a ridimensionare l’ego. (Come ho già detto). Imbrigliamo, inoltre, la mente.

Evitando le tante dispersioni e le innumerevoli distrazioni, svilupperemo una maggiore concentrazione e attenzione.

Ma soprattutto daremo al Sé la possibilità di manifestarsi. Ossia quella parte più vera e profonda del nostro essere.

Siamo sempre più bombardati da informazioni di vario genere. Ma è nel silenzio gestuale e nell’immobilità che riusciremo a conoscere e percepire il nostro mondo interiore e l’energia che vi abita.

E solo così diventeremo i veri protagonisti della nostra vita.

Lo yoga è in realtà un viaggio dantesco. Ci spinge verso gli inferi, nelle oscure profondità del nostro essere, per poter poi risalire verso la luce».

Con queste parole abbiamo potuto conoscere una donna, un’insegnante che porta davvero lo yoga nel suo cuore e nel suo vissuto.

«Sì. Amo, infatti, definirmi un’insegnante nomade. Perché non ho mai avuto un mio ashram. Non ho un mio centro. E quindi sono stata costretta a fare del mio cuore, della passione e della mia dedizione, il mio centro. Perché quando non si ha nulla ma si possiede tutto nel cuore, il cuore và dove vai tu!

Non avere un centro, tuttavia, da un lato mi ha penalizzata. Perché un proprio luogo comporta, naturalmente, informazione ed immagine. Ma dall’altro lato è stata un occasione di crescita. Perché il centro implica staticità e delimita il raggio d’azione. Chiudendoci ad altre prospettive ed a nuovi orizzonti».

La voce, il cuore e la passione per lo yoga hanno portato Patrizia Somma a Misterbianco (dove insegna ormai da anni) e a San Pietro Clarenza.

Inoltre, Patrizia ha avuto l’occasione di far conoscere lo yoga ai più piccoli. Vincendo un pon biennale presso l’Istituto comprensivo Leonardo da Vinci, a Misterbianco.

«Sì. È stata un’esperienza straordinaria. Ho avuto il piacere di praticare con i bambini. Loro sono una vera risorsa, in quanto possiedono quella purezza e quell’ingenuità che a noi adulti manca».

Patrizia ha anche riscoperto il valore dello yoga nella malattia. In quanto chi si presenta ad un corso di yoga quasi sempre porta dentro di sé grandi dolori.

«Mi piacerebbe praticare lo yoga in oncologia. In tali reparti sono già presenti i corsi di yoga e vorrei tanto farne parte. Credo, infatti, che l’attenzione deve rivolgersi alle nuove generazioni (i bambini) e alle fasce più sofferenti ed emarginate».

Se volete saperne di più su questo interessante argomento. E desiderate parlare direttamente con Patrizia Somma, potete contattarla al numero 349 8042439.
Oppure potete visitare le sue pagine o il suo profilo Facebook (Patrizia Somma).