Anniversario Laura Russo. Sono passati 5 anni dal giorno della tragedia di San Giovanni La Punta. Dal giorno in cui una bambina di soli 11 anni, Lauretta, viene uccisa barbaramente. Accoltellata dalla mano di suo padre. Roberto Russo, che per vendicarsi della moglie, che lo aveva lasciato dopo aver scoperto di essere stata tradita per anni, la colpisce nel punto più debole. I figli.

Sono stati anni di dolore e di sofferenza. Per la mamma di Laura, Giovanna Zizzo. La sorella Marika. I fratelli Andrea ed Emanuele.

Ma anche anni di battaglie e di lotte. Per dire basta alla violenza sulle donne.

E proprio per ricordare Laura Russo, piccola vittima di violenza sulle donne, si sono tenuti ieri sera due eventi.

Il primo proprio a San Giovanni La Punta.

Parenti, amici, insegnanti e conoscenti della piccola Laura si sono riuniti nella piazza Centrale del paese.

Con le magliette bianche e i palloncini bianchi, hanno percorso via della Regione. Si sono fermati sotto la casa dove è stata uccisa la bimba. E hanno fatto volare i palloncini.

Nel Santuario Madonna della Ravanusa si è svolta la Santa Messa per ricordare la piccola Laura.

Il secondo evento si è svolto ad Aci Bonaccorsi. Paese che ha adottato Laura Russo. La Frates ha, infatti, intestato a lei la sede di Aci Bonaccorsi. E ha organizzato per la bambina un flash mob per stare tutti insieme.

Noi ci siamo recati agli eventi organizzati in occasione del quinto anniversario di Laura Russo. E abbiamo intervistato la mamma di Laura, Giovanna Zizzo. Parte integrante della nostra rubrica Donne. Dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne.

Sono trascorsi 5 anni da quella terribile mattina. Il 22 agosto 2014, Laura è stata uccisa.

Giovanna, come stai oggi?                                                         

«Oggi dopo 5 anni subentra ancora di più la consapevolezza che lei non tornerà. Anche se abbiamo avuto giustizia. Perché Laura ha avuto la giustizia terrena. (ndr. Roberto Russo è stato condannato all’ergastolo). Però non è cambiato nulla. Il dolore rimane lo stesso».

«Ma nel dolore io ho trovato la forza di reagire. E di battermi contro la violenza sulle donne. Bisogna far cambiare la mentalità dell’uomo. Si deve educare alla non violenza. Dobbiamo far capire agli uomini che la violenza porta solo dolore. Oggi è impensabile che una donna deve sentirsi costretta a vivere accanto a un uomo che non ama più. È impensabile che se decide di lasciarlo deve essere punita come sono stata punita io o altre donne». «Finché avrò la forza, finché Laura mi darà la forza, griderò nelle scuole, parlerò ai giovani della non violenza. Laura è una piccola vittima che aveva una vita davanti. Deve essere un esempio per tutti. Non parlarne più, non ricordarla più, significherebbe ucciderla nuovamente. E questo non lo accetterò mai».

Laura quel giorno ha perso la vita. Ma non era sola. Spesso noi giornalisti dimentichiamo che quel giorno erano presenti anche gli altri tuoi figli.

Prima di tutto Marika. Lei è viva per miracolo, perché è rimasta ferita gravemente e per giorni è stata in coma.

Andrea ed Emanuele, che hanno vivo negli occhi tutto l’orrore di quei minuti. Tu per l’anniversario della morte di Lauretta, hai dedicato sui social dei pensieri anche per loro.

«Non scrivo sempre di loro. Forse a volte sono talmente accecata e chiusa nel mio dolore che li trascuro. E questo mi fa male. Ma so che loro mi capiscono. Capiscono il mio dolore, sanno ciò che viviamo tutti insieme. Non dimenticherò mai il momento in cui, quel giorno, ho visto i loro occhi smarriti, pieni di terrore e di paura. Quando dopo un paio di giorni ho visto Marika sveglia dal coma che ancora non sapeva che Lauretta fosse morta. Loro sono la mia forza. Marika è quella che più dà sostegno a tutti. Lei riesce a spronarmi e a continuare a farmi lottare».